Sabato 19 Maggio 2012                     





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Action Aid, il rapporto sulla povertà e i costi della non-cooperazione italiana

Presentato oggi a Roma lo studio, alla presenza del segretario del PD Pier Luigi Bersani. Nel triennio 2008-2011 la cooperazione allo sviluppo gestita dal ministero degli Esteri ha subito un calo del 78%, con il minimo storico di 158 milioni. Si è ridotto il peso del nostro Paese nei consigli d'amministrazione di alcuni Fondi di sviluppo e sono diminuiti gli appalti vinti da imprese italiane.

ROMA - "Se non verranno prese misure che tutelano l'impegno italiano in cooperazione allo sviluppo, il rischio è che al termine della XVI legislatura i fondi saranno di fatto azzerati". E' la denuncia di Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid Italia 1 alla presentazione del Rapporto "L'Italia e la lotta alla povertà nel mondo 2", oggi a Roma, alla presenza del Segretario del PD Pier Luigi Bersani.

 Cooperazione italiana al mionimo storico. Nel triennio 2008-2011 la cooperazione allo sviluppo gestita dal Ministero degli Affari Esteri ha registrato un taglio del 78%, raggiungendo il minimo storico di 158 milioni di euro. Per effetto dei tagli del giugno 2011 il bilancio della cooperazione potrebbe contrarsi di altri 100 milioni di euro nei prossimi tre anni. Pertanto, dei circa 750 milioni di euro ereditati dalla precedente legislatura, alla cooperazione allo sviluppo del MAE potrebbero rimanerne solo poco più di 50 milioni nel 2014. Nel 2010, il peso dell'APS italiano - valutazione dell'aiuto pubblico allo sviluppo - sul PIL nazionale è stato dello 0,15%, a fronte di una media europea dello 0,46%, e dopo Austria e Repubblica Slovacca, l'Italia è il Paese che taglia di più il proprio aiuto. "Se si pensa che la presenza finanziaria italiana nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) è costituita per oltre i 2/3 da flussi di aiuto pubblico allo sviluppo, si capirà come questi tagli possano significare una sostanziale scomparsa dell'Italia da quasi il 60% del mondo", spiega De Ponte.

La "morosità morale". A tale scomparsa - si legge nel rapporto di ActionAid - si aggiunge la "morosità morale" del nostro Paese nei confronti dell'Unione Europea, la quale ha mancato l'obiettivo collettivo dello 0,56% per 14 miliardi di euro. In termini relativi, sul nostro paese grava la maggiore responsabilità di questo evidente fallimento (38%). Tale morosità si estende a tutta la comunità internazionale: l'Italia ha sottoscritto con la Banca Mondiale, Fondi e Agenzie di sviluppo impegni per almeno 1.4 miliardi di euro che non sa come potranno essere onorati. Eppure, il 68% degli italiani vorrebbe mantenere almeno le promesse o aumentare l'aiuto tagliando la spesa militare, mentre solo un 3% sarebbe propenso a una sua riduzione.

Intatte le spese militari. Oggi i costi della non-cooperazione iniziano ad essere visibili: è peggiorata la qualità degli aiuti italiani, è ridotto il peso del Paese nei consigli d'amministrazione di alcuni Fondi di sviluppo e nelle organizzazioni internazionali e sono diminuiti gli appalti vinti da imprese italiane nei Fondi internazionali di sviluppo. A ciò si aggiunge la diminuzione del peso finanziario degli interventi civili di cooperazione approvati con la proroga dell'intervento militare, nonostante, a differenza di molti Paesi europei, nell'ultimo triennio siano rimaste intatte le spese militari italiane (circa 28 miliardi di euro l'anno) e i costi delle missioni militari all'estero (circa 1,5 miliardi di euro l'anno).

L'intervento di Bersani. Nei giorni scorsi, Ban Ki-moon all'apertura dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ricordato che l'influenza internazionale di un paese si misura attraverso il senso di responsabilità che esso esercita. "L'Italia ha questa verità e i dati sullo stato della cooperazione lo dimostrano", ha detto De Ponte. Pierluigi Bersani, nel suo intervento ha ripreso il concetto, affermando che "Oggi ci ritroviamo con un paese declassato, sotto tutti i punti di vista. Ma nessuna crisi economica può portare all'azzeramento dell'impegno per lo sviluppo e la lotta alla povertà nel mondo. La cooperazione è un elemento cardine della politica estera del Paese - ha aggiunto il segretario del PD -  e il recupero di credibilità dell'Italia deve passare anche dalla lotta alla povertà. Rilanciare la cooperazione allo sviluppo è possibile: dobbiamo essere all'altezza di quello che si aspetta la comunità internazionale e non continuare ad essere un peso, come siamo stati finora nell'ambito della lotta alla povertà nel mondo".

** Articolo pubblicato sul quotidiano La Repubblica il 27 settembre 2011









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