Sabato 19 Maggio 2012                     





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Alla 66esima Assemblea Generale dell’ONU il popolo palestinese richiede di essere riconosciuto come Stato Indipendente

Tra pochi giorni, martedì 20 Settembre, sarà presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la candidatura della Palestina come Stato indipendente. La questione israelo-palestinese è, così, di nuovo all’attenzione delle azioni diplomatiche mondiali; di Stati che, per motivi economici e storici, sperano di poterne impedire il riconoscimento e di Paesi che, per vicinanza alla causa palestinese, auspicano di poter caricare l’iniziativa di valore politico e storico.

L’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) chiederà all’Assemblea di vedersi riconosciuto lo Status di Osservatore: tappa verso l’acquisizione dello status di Stato Membro effettivo dell’Onu. È da ricordare che anche la diplomazia italiana dovette affrontare un lungo percorso, durato dieci anni (dalla Conferenza di San Francisco del 25 Aprile del 1945 alla quale l’Italia non fu invitata a partecipare), per ottenere l’ingresso nell’organismo internazionale solo il 14 Dicembre del 1955.

La sessantaseiesima Assemblea Generale dell’Onu (martedì prossimo) coincide con uno dei momenti di maggior consenso e appoggio internazionale per il popolo palestinese che può contare del suo forte alleato turco. Il Premier Recep Tayyp Erdogan, in visita al Cairo pochi giorni fa e accolto come eroe dei palestinesi dopo la sua chiara op/posizione verso Israele, scandisce ad alta voce che riconoscere lo Stato di Palestina è un dovere e “sventolare la bandiera della Palestina all’Onu è un simbolo di un Medio Oriente di pace”.

Ancora schierati per il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente troviamo la Lega Araba, l’Egitto post-Mubarak e anche alcuni big d’Europa, come Francia e Russia. 

Dei 193 Stati aventi diritto di voto si ipotizza che 125 voti sono sicuramente a favore della richiesta dell’Anp. Un buon punto di partenza considerando che l’Assemblea delibera con maggioranza di due terzi.  In Europa si distinguono poi stati che sono contrari alla proposta come Germania, Italia, Paesi Bassi e Repubblica Ceca.  La posizione degli Stati Uniti, nei mesi successivi e negli ultimi giorni, è stata quella di cercare di far desistere, senza grandi risultati, Abu Mazen e la direzione palestinese.  Ma Obama si trova difronte a due spinte opposte: quella di aver appoggiato apertamente i popoli arabi a liberarsi dei loro raìs e quella dei vecchi legami che legano Israele e agli Usa.

Dall’analisi degli aiuti di cooperazione europei e statunitensi risulta esserci una forte incoerenza politica. Gli aiuti erogati alla Cisgiordania nel biennio 2008-2009 dagli Stati Uniti sono corrispondenti a una media di 667 milioni di dollari, seguiti dall’UE con 601 milioni. Sommando gli aiuti erogati dall’Unione Europea agli aiuti della cooperazione bilaterale degli stessi 27 Stati Membri, secondo il New York Times, si arriva ad una cifra di 1,36 miliardi di dollari (il triplo degli aiuti concessi dagli amici arabi). Invece, per quanto riguarda gli aiuti statunitensi all’Anp, sono riequilibrati dai 3 miliardi di dollari annuali versati ad Israele.  Dopo gli accordi di Oslo del 1993, che attivarono il processo di pace, gli Stati Uniti hanno versato oltre 4 miliardi di dollari di aiuti bilaterali e altri 2,2 miliardi di aiuti multilaterali attraverso l’UNRWA (United Nation Relief and Works Agency for Palestine Refugees – Agenzia dell’Onu per il soccorsi e il lavoro dei rifugiati palestinesi); l’Unione Europea nello stesso periodo ha destinato 4,36 miliardi di euro per il popolo palestinese attraverso strumenti comunitari. E proprio, Stati Uniti in primis, che forse apporranno il veto se la richiesta verrà presentata al Consiglio di Sicurezza, ed Europa a seguire, che cerca una posizione comune, sono le entità che più non sembrano voler appoggiare il riconoscimento. L’Italia, contraria alla risoluzione, cerca di mediare tra gli Stati dell’Unione Europea; le dichiarazioni dell’altro ieri di Frattini sostengono che l'Italia, come gli altri Paesi europei, non ha ancora assunto una ''posizione formale in sedi ufficiali'' rispetto alla richiesta palestinese di riconoscimento di uno Stato indipendente all'Onu. ''Stiamo lavorando - ha detto - per gestire una fase che non solo non danneggi, ma, invece migliori le prospettive di riconciliazione in Medio Oriente anche alla luce delle forti attese dei popoli e Paesi del mondo arabo''.

L’acquisizione di status di osservatore darebbe comunque alla Palestina dei vantaggi, come ad esempio l’accesso alla Corte Internazionale di Giustizia e a quella Penale Internazionale, con la facoltà di denunciare Israele per le sue azioni come forza di occupazione e di portare i militari israeliani a rispondere di crimini di guerra. Oltre a ciò, il riconoscimento dello Stato palestinese potrebbe riportare un’unione tra un popolo ormai lacerato e diviso fisicamente da muri, prigioni e confini.  













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