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Biodiversità = sviluppo locale

28/10/2012


Dal Marocco alla Bolivia, un progetto pilota ha selezionato 12 territori in cui la tutela della biodiversità fa da motore allo sviluppo locale.

Che cosa hanno in comune Etson, un giovane peruviano della Valle del Colca, ed Edwin, che fa lo chef nel sud della Bolivia? Cosa unisce Fernando, che raccoglie in Cile un richiestissimo frutto di mare, il loco, a Saleheddine, che coltiva i suoi campi nella Riserva della Biosfera nel nord del Marocco?
Si stanno tutti impegnando per vincere una grande scommessa: garantire nei loro Paesi uno sviluppo sostenibile e socialmente inclusivo basato sulla valorizzazione della diversità biologica e culturale. Credono tutti nel valore del patrimonio naturale e culturale che identifica la loro terra, la loro storia, il loro modo di vivere, che è il risultato di un’interazione millenaria con la natura, le migrazioni, le sovrapposizioni e integrazioni di persone, prodotti, abitudini, credenze. Vogliono tutti preservare e conservare questa identità ma soprattutto valorizzarla. Vogliono trasformare l’unicità originata dalla diversità in una risorsa economica e sociale.

Anche Regina, che promuove la gastronomia sociale a Rio de Janeiro, e Pavlos, la cui famiglia produce da secoli un olio di oliva di altissima qualità sulle colline della Tracia, hanno gli stessi obiettivi. Tutti questi agricoltori, pescatori, cuochi, gastronomi, giovani leader o rappresentanti di organizzazioni locali hanno intrapreso un ambizioso percorso di innovazione che si snoda tra sviluppo territoriale e diffusione di eque condizioni di lavoro e sono tutti protagonisti di un progetto pilota di Slow Food e del Programma Sviluppo Territoriale Rurale con Identità Culturale del RIMISP – Centro Latinoamericano per lo Sviluppo Rurale.

“I Percorsi dell’Eccellenza, un viaggio per territori attraverso i loro prodotti e i loro protagonisti”: così si chiama il progetto realizzato da Slow Food con il supporto della Fondazione Ford, è stato presentato al Salone del Gusto e Terra Madre con una mostra itinerante che vede Torino come prima tappa.
Dall’America Latina al Nord Africa e all’Europa, sono stati presentati 12 diversi territori, spesso caratterizzati da diffuse condizioni di diseguaglianza ed emarginazione, sia nei Paesi sviluppati che in quelli via di sviluppo. Il pubblico ha incontrato i protagonisti della tradizione agroalimentare e culturale di ogni area, ha degustato i loro prodotti di eccellenza vivendo un vero e proprio viaggio di scoperta attraverso immagini, sensazioni e sapori.
Dal 25 al 29 ottobre, la gente che vive e lavora in quei territori ha condiviso con il pubblico e i produttori del Salone del Gusto e Terra Madre la bellezza della loro terra e la ricchezza della loro cultura di cui è portatrice spesso inconsapevole.

L’Oval è la vetrina di molti altri progetti: la mostra “Cibi che cambiano il mondo”, per esempio, è stata allestita nell’ambito del progetto co-finanziato dall’Unione Europea 4Cities4Dev. Dopo le tappe a Tours, Bilbao e Riga, città partner insieme a Slow Food, la mostra porta a Torino un approccio alla cooperazione allo sviluppo che fa del cibo un motore di cambiamento. L’allestimento comprende una mostra fotografica, alcune tappe interattive e un’aula video in cui sono stati proiettati 3 cortometraggi girati presso alcuni Presìdi Slow Food in Africa.
A fare da corollario a questa esposizione, Slow Food ha anche allestito nel centro di Torino, in piazza Carignano, una mostra fotografica che è stata accessibile gratuitamente fino al 29 ottobre.

Per saperne di più:
http://pathsofexcellence.org
www.rimisp.org
www.slowfood.it
 
 


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