Lunedì 22 Aprile 2019                     

Conosci Felcos
Felcos informa
Partecipa a Felcos
Sostieni Felcos
Felcos informa / Notizie / In Primo Piano

Indice sviluppo umano, Italia davanti a Gb Norvegia in testa alla classifica mondiale

04/11/2011


Presentato il Rapporto 2011 curato dallo United Nations Development Programme, che fotografa le condizioni di vita in 187 Stati. Il nostro Paese al 24esimo posto, il Regno Unito al 28esimo. In coda l'Africa, con la Repubblica democratica del Congo ultima. Progressi ma peggiora la distribuzione del reddito, rimangono squilibri di genere e i danni ambientali pesano in modo sproporzionato sulle nazioni più povere.

ROMA - Siamo ventiquattresimi in classifica, ma scavalchiamo i sudditi di sua maestà britannica: l'Italia sorpassa il Regno Unito di quattro posizioni nell'indice di sviluppo umano, classificandosi fra i primi 25 Paesi in base al rapporto 2011 stilato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp). E in vetta alla classifica rimane, come lo scorso anno, la Norvegia. 

Lo studio analizza le condizioni di vita in 187 Paesi del mondo, misurandone la qualità in base ai livelli di scolarizzazione, l'aspettativa di vita e il reddito pro capite. Dopo la Norvegia, figurano Australia, Paesi Bassi, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Irlanda, Liechtenstein, Germania e Svezia. 

L'Italia è al 24esimo posto, subito dopo la Spagna, ma nettamente prima di Regno Unito, in 28esima posizione, e Grecia, 29esima. Fanalino di coda l'Africa, con i dieci ultimi Paesi in graduatoria, tra cui Ciad, Mozambico, Burundi e Niger, con la Repubblica Democratica del Congo che chiude la classifica.

Per avere un'immagine più fedele alla realtà, gli esperti hanno redatto anche una graduatoria parallela, correggendo l'Isu (Indice sviluppo umano) con altri parametri che tengono conto delle disuguaglianze nel campo della sanità, dell'istruzione e del reddito. E alla luce di questi aggiustamenti ci sono diverse sorprese: la classifica cambia e alcuni "big" crollano, come gli Stati Uniti che scivolano dal quarto al 23esimo posto, Israele dal 17esimo al 25esimo, mentre l'Italia guadagna la ventiduesima posizione.

All'origine del crollo di Israele e Usa ci sono le disuguaglianze di reddito, mentre ampi divari nell'istruzione peggiorano l'immagine della Corea del Sud, che in base a questi indicatori scende dal 15esimo al 32esimo posto.

L'analisi è stata inoltre integrata con altri due parametri, l'Indice multi-dimensionale di povertà (Imp), che misura l'accesso all'acqua potabile, ai servizi sanitari e a beni familiari essenziali, e l'Indice di disuguaglianza di genere (Idg), che valuta l'accesso delle donne alla rappresentanza parlamentare, salute riproduttiva, anni di scolarizzazione e partecipazione al mercato del lavoro. 

Il Paese più evoluto in fatto di parità tra i due sessi è la Svezia, mentre all'estremo opposto figura lo Yemen. In questo campo l'Italia ottiene un buon risultato e in base all'Idg sale alla posizione numero 15, contro il 34esimo posto del Regno Unito e addirittura il 47esimo degli Stati Uniti. Tra il 1980 e il 2011, il valore dell'Isu italiano è aumentato del 22 per cento, con una crescita nell'aspettativa di vita (+7,8 anni), la scolarizzazione media (+4 anni) e gli investimenti lordi pro capite (+40 per cento dal 1980 ad oggi).

Alla presentazione del Rapporto 2011 "Sostenibilità ed equità: un futuro migliore per tutti" a Copenaghen, l'amministratrice dell'Undp, Helen Clark, ha sollecitato un'audace azione globale contro il deterioramento per non vanificare decenni di sforzi. L'agenzia delle Nazioni Unite chiede che si adottino misure coraggiose per rallentare il cambiamento climatico e ridurre le profonde disuguaglianze. 

Entro il 2050 i progressi nello sviluppo umano globale potrebbero essere rallentati o persino invertiti senza misure che contrastino i danni ambientali, sottolinea il rapporto, rivelando lo stretto legame tra fattore ambientale e crescita e invitando tutti i Paesi del mondo a uno sviluppo più sostenibile. Si richiama l'attenzione su un incontrollato deterioramento ambientale - dalla siccità nell'Africa sub-sahariana ai crescenti livelli dei mari che potrebbero sommergere nazioni come il Bangladesh - che potrebbe causare un aumento dei prezzi alimentari fino al 50 per cento e invertire gli sforzi per migliorare l'accesso all'acqua, agli impianti igienici e all'energia per centinaia di milioni di persone in Africa sub-sahariana e Asia meridionale.

Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni - in generale, il valore medio dell'Isu è cresciuto del 42 per cento dal 1970 - la distribuzione del reddito è peggiorata in gran parte del mondo, con l'America Latina che risulta il continente maggiormente diseguale in termini di reddito. Persistono poi ancora gravi squilibri di genere e l'accelerata distruzione dell'ambiente pesa in modo sproporzionato sui Paesi più poveri, cui impone un "doppio fardello di deprivazione" perpetuando un circolo vizioso di impoverimento e danno ecologico.

Repubblica, 02 Novembre 2011, www.repubblica.it


[TORNA INDIETRO]