Sabato 19 Maggio 2012                     





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Felcos informa / News / Notizie dal MONDO

La peggior carestia del corno d’Africa minaccia di morte undici milioni di persone.

La FAO si riunisce oggi 25 Luglio d’urgenza per affrontare una crisi che colpisce Somalia, Etiopia, Kenya e Gibuti, secondo i dati dell’agenzia. Anche se la zona soffre le conseguenze della peggiore siccità degli ultimi 60 anni, non si possono minimizzare le conseguenze della guerra e l’aumento costante del prezzo del grano. La situazione minaccia la vita di 11 milioni di persone. Tre milioni di bambini e bambine sono malnutriti e mezzo milione di questi corrono il “rischio imminente di morire” secondo quanto annunciato dalla FAO.

I dati dell’ONU concludono che in Somalia uno ogni tre abitanti è in stato di emergenza alimentare. Le Nazioni Unite hanno iniziato un’operazione di massa in tutta la regione del Corno d’Africa per affrontare una situazione che si complica con l’esodo di migliaia di persone, alle quali la fame e la sete obbliga ad andarsene dal paese. Migliaia di famiglie fuggono dal paese e cercano aiuto nel campo dei rifugiati di Dadaab, nel Kenya orientale.

Con una capacità di accoglienza per 9.000 rifugiati, già vi sono arrivati più di 300.000 persone, e l’affluenza non cessa. Secondo i rapporti dell’Agenzia dell’ONU per i Rifugiati (ACNUR), durante queste marce ai campi, le donne e le bambine subiscono stupri, rapimenti e malattie. In varie occasioni, la mancanza di posto nei campi le obbliga a cercare altri luoghi dove instaurarsi, nella maggioranza dei casi senza accesso alle cliniche, all’acqua e ai servizi di sicurezza. Alla riunione di oggi si aspetta la partecipazione dei rappresentanti dei 191 paesi membri della FAO, così come altri organismi dell’ONU, organizzazioni non governative e banche di sviluppo regionale.

Secondo la direttrice esecutiva del Programma Mondiale degli Alimenti, Josette Sheeran, c’è bisogno di 360 milioni di dollari (circa 260 milioni di euro) addizionali per affrontare la crisi, da qui fino alla fine dell’anno. L’Unione Europea ha annunciato sabato un aumento degli aiuti economici al Corno d’Africa. La commissaria europea degli aiuti umanitari, Cristalina Georgieva, ha comunicato un aiuto di 27,8 milioni di euro che si uniscono ai 70 milioni di euro che già sono stati destinati quest’anno alla regione. Gli Stati Uniti hanno dichiarato l’aumento degli aiuti in 28 milioni di dollari, che portano così il contributo alla zona a 459 milioni di dollari (320 milioni di euro). L’ONU chiede con urgenza 7.900 milioni di dollari per alleviare la situazione.

 

“La carestia è immorale”

La siccità è una delle cause, ma ad essa si sommano altre che trasformano l’Africa in un continente nel quale la fame continua ad essere, in alcuni paesi, un male endemico. In un’intervista concessa all’agenzia di notizie AFP, la direttrice delle operazioni d’urgenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), Cristina Amaral, dichiarò che “una carestia nel XXI secolo è immorale”. Amaral sottolinea come “nel Corno d’Africa non ci sia mai stato un investimento nel sistema produttivo. Non c’è stata, inoltre, un’attenzione sufficiente alla ricerca di tutte le problematiche relative alla siccità”. Di fronte alle soluzioni a medio termine, la responsabile delle urgenze della FAO afferma che “bisogna fare attenzione alle società pastorali, insegnandogli a mantenere i propri animali in buona salute in un periodo di siccità”.

“La popolazione non supera un ciclo di siccità in uno o due anni, ma in cinque o sei anni. Già c’è stata siccità nel 2008 e ora nel 2011, quando la popolazione non ha ancora avuto il tempo di riprendersi dalla precedente. Bisogna mettere in moto un meccanismo a lungo termine”, afferma Cristina Amaral, prima del prossimo appuntamento dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione.

I satelliti individuarono la siccità da mesi.

(Fonte: Euroxpress) La siccità in Somalia, Kenya, Etiopia e Gibuti non è nata dal nulla, da mesi i satelliti dell’Agenzia Spaziale Europea stanno monitorando la mancanza di umidità nel terreno che alla fine ha portato ad una situazione estrema che ha spinto all’esodo di massa gli abitanti delle regioni più colpite.

Il satellite SMOS della ESA mostra in colore giallo il terreno della regione, troppo secco per essere coltivato. SMOS, uno dei satelliti più sensibili per la misurazione dell’umidità nel suolo terrestre, mostra la mancanza praticamente totale di umidità in Somalia durante la principale stagione delle piogge, soprattutto nelle regione agricola del Sud. Le piogge da aprile a giugno sono fondamentali per l’agricoltura. Quest’anno ha piovuto poco e l’umidità già era inferiore alla media nelle zone del Kenya, Etiopia, Gibuti e Somalia negli ultimi mesi del 2010. La conseguenza è stata la povertà delle colture, la morte del bestiame e la grave malnutrizione delle persone che stanno morendo di fame. L’anno 2011 si sta dimostrando uno dei più secchi dal 1950.









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