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Sviluppo sostenibile. Asvis avverte: “In Ue peggiorano le disuguaglianze”

L’analisi dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile concordati nel 2015 in sede Onu evidenzia alcuni dati in peggioramento. Male gli obiettivi che puntano a ridurre le diseguaglianze e proteggere l’ambiente. Giovannini: “Serve un cambiamento significativo”

ROMA - Sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile concordati nel 2015, l’Ue è fuori traiettoria. Lo dice l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile che nella giornata di oggi ha diffuso una nota in cui si fa il punto sui vari obiettivi. Il quadro che emerge non è del tutto critico, ma sebbene ci siano miglioramenti su alcuni fronti, complessivamente i risultati raggiunti non sembrano soddisfare gli esperti dell’Alleanza. “Gli indicatori elaborati in esclusiva dall’Alleanza - spiega Enrico Giovannini, portavoce Asvis -, segnalano che, nonostante i numerosi miglioramenti, l’Unione europea non è su una traiettoria in grado di centrare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile concordati nel 2015 in sede ONU. Serve un cambiamento significativo in alcuni settori e che le forze politiche si impegnino a inserire l’Agenda 2030 nei loro programmi in vista delle prossime elezioni europee”.   

Secondo l’Alleanza, infatti, nell’Unione europea “peggiorano le disuguaglianze e la condizione dell’ecosistema terrestre - spiega la nota -, non migliora la situazione riguardo povertà, alimentazione e agricoltura sostenibile, condizione economica e occupazionale, qualità della governance e cooperazione internazionale”.

Gli obiettivi col segno meno sono il 10 (Ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le Nazioni) e il 15 (Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica). Per il primo dei due, l’indicatore osservato dall’Alleanza “mostra una tendenza decrescente nel periodo osservato (2010-2016), a causa dell’aumento (soprattutto nel biennio 2013-2014) della quota di popolazione a rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali, della distanza tra il reddito di chi è in una tale condizione e quello corrispondente al 60 per cento del reddito disponibile mediano equivalente, e dall’indice di disuguaglianza di Gini calcolato sul reddito disponibile equivalente. In questo campo esistono differenze sostanziali tra gli Stati membri. Mentre in Finlandia (best performer) l’indice è aumentato continuamente fino a raggiungere quota 118,4, in Bulgaria (Paese peggiore da questo punto di vista) è sceso da 82,7 a 74,7”. In perdita di oltre otto punti percentuali, invece, l’obiettivo 15. “Tale andamento riflette il significativo aumento della quota di territorio coperto da opere costruite dall’uomo - spiega l’Alleanza -, a fronte di leggeri miglioramenti della quota coperta da foreste e delle aree terrestri classificate in condizioni ‘sufficienti’ secondo la Direttiva Habitat. In questo caso, tutti gli Stati membri segnalano un peggioramento della situazione, con una classifica guidata dalla Slovenia e chiusa dal Belgio”.

La situazione è migliore per quanto riguarda la salute, l’educazione, l’uguaglianza di genere, il sistema energetico, l’innovazione, le condizioni delle città, i modelli sostenibili di produzione e di consumo e infine la lotta al cambiamento climatico. “Il risultato - spiega l’Alleanza - è che l’Unione europea, pur essendo l’area del mondo più avanzata rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile, mostra segni di miglioramento rispetto al 2010 solo per otto Obiettivi su 17 e, di questo passo, non sarà in grado di garantirne il raggiungimento entro il 2030, come concordato in sede Onu nel 2015”. Per accelerare il passo, spiega Giovannini, “serve che l’Unione europea ponga l’Agenda 2030 al centro di tutte le politiche economiche, sociali e ambientali”. Per Pierluigi Stefanini, presidente dell’Asvis, “sarà cruciale la proposta che la Commissione europea si è impegnata a presentare entro la fine dell’anno. D’altra parte, anche in vista delle prossime elezioni europee, ci aspettiamo che tutte le forze politiche avanzino proposte concrete per migliorare le condizioni di vita dei cittadini europei e la situazione dei nostri ecosistemi”.   

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