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Elemento centrale e distintivo della IV Conferenza EJICPLP Africa, svoltasi a Maputo in Mozambico tra il 25 ed il 27 marzo 2026, è stata la presentazione dei lavori scientifici di 60 giovani ricercatrici e ricercatori, selezionati attraverso una call for paper e da una commissione scientifica internazionale di altissimo livello, che hanno animato le sessioni pomeridiane trasformando l’evento in un vero spazio di produzione e condivisione di conoscenza, con protagonisti i giovani.

Un evento di altissimo profilo scientifico e culturale

Di grande rilievo è stata la qualità scientifica e culturale dei panel, che hanno visto la partecipazione di oltre 40 relatrici e relatori di altissimo livello, figure di primo piano del panorama accademico e culturale mozambicano, della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese (CPLP) e internazionali, tra cui Mia Couto, scrittore mozambicano di fama internazionale, Sousa Jamba, scrittore e giornalista angolano, lo storico Congolese Jean-Michel Mabeko-Tali, i professori italiani Roberto Vecchi, studioso delle culture lusofone e della memoria coloniale, e Vincenzo Russo, esperto di letterature africane di lingua portoghese, Isabel Casimiro, sociologa mozambicana e ricercatrice sulle tematiche di genere, Sara Laisse, docente e ricercatrice mozambicana in lingua e cultura africana, l’ex Presidente della Repubblica del Mozambico Joaquim Chissano, Severino Ngoenha, filosofo mozambicano e rettore dell’università tecnica de Mozambico, Stefano Marmorato di AICS Maputo (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo), Simone Santi, Presidente della Camera di Commercio Mozambico-Italia, Miguel Barros, sociologo e attivista della Guinea-Bissau, Mireille Pereira, OMS Guinea-Bissau, Sabrina Sedlmayer, cattedratica brasiliana della facoltà di lettere.

Alla IV Conferenza EJICPLP Africa che si è svolta a Maputo i protagonisti sono stati 60 giovani ricercatori africani

 

In un contesto ancora segnato da una produzione scientifica prevalentemente eurocentrica, l’iniziativa ha rappresentato un passaggio concreto verso il riconoscimento della ricerca africana come protagonista, capace di generare sapere e dare voce a una nuova generazione di ricercatrici e ricercatori del continente.

“Non si è trattato solo di una conferenza – ha affermato Sousa Jamba – ma di uno spazio di costruzione di pensiero e di produzione autonoma di conoscenza nel continente africano, in cui si è affermata con rara chiarezza intellettuale una grammatica del pensiero africano che rifiuta di ridursi alla condizione di semplice eco delle epistemologie egemoni. L’Africa deve essere riconosciuta come una realtà in continua costruzione, un processo aperto in cui passato e presente dialogano costantemente, dando forma a nuovi modi di produrre conoscenza e immaginare il futuro”.

  

Il protagonismo dei giovani ricercatori africani

Elemento centrale e distintivo della Conferenza è stata la presentazione dei lavori scientifici di 60 giovani ricercatrici e ricercatori, selezionati attraverso una call for paper e da una commissione scientifica internazionale di altissimo livello, che hanno animato le sessioni pomeridiane trasformando l’evento in un vero spazio di produzione e condivisione di conoscenza, con protagonisti i giovani.

Lo spazio dedicato ai giovani ricercatori ha assunto un valore ancora più profondo, configurandosi non solo come momento di presentazione scientifica, ma come luogo di costruzione di nuovi strumenti di analisi e nuove prospettive, al di fuori delle categorie ereditate da altri contesti.

 

I 60 giovani ricercatori che hanno partecipato alla IV Conferenza EJICPLP Africa hanno potuto presentare i propri lavori davanti ad oltre 1200 persone, tra partecipanti in presenza e on-line

 

Questo momento ha rappresentato il cuore della Conferenza, offrendo visibilità a una nuova generazione di studiosi africani e della diaspora, chiamati a confrontarsi su temi cruciali per il futuro del continente.

Come ha sottolineato Sousa Jamba, “Lo spazio dedicato ai giovani ricercatori è stato il più promettente dell’incontro: non una vetrina, ma un laboratorio di idee. Ciò che è in gioco è la formazione di uno sguardo, la disciplina dell’ascolto, l’invenzione di metodi capaci di interrogare l’Africa senza ridurla alle categorie ereditate da altri mondi. Non esiste futuro per il pensiero africano senza una revisione paziente dei suoi strumenti e dei suoi linguaggi.”

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