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Ci sono luoghi che si imparano sui libri. E poi ci sono luoghi che si imparano camminandoci dentro, ascoltandone le storie, riconoscendone i saperi, custodendone la memoria e immaginandone il futuro. È da qui che nasce una domanda semplice e profonda: come possiamo abitare la Terra senza consumarla?

Il futuro dei nostri territori comincia anche dalla capacità di ascoltarli. E dalle voci di chi li abiterà domani. È da questa riflessione che siamo partiti per Eco Sanfra 2026 – Madre Terra, il Festival itinerante in Umbria dedicato ai temi della sostenibilità economica, ambientale e sociale. Nel capoluogo umbro, presso la Fondazione Perugia, l’Area Educazione e Cultura per la Sostenibilità di FELCOS ha partecipato al panel “Abitare la Terra, senza consumarla”, un momento di confronto sul rapporto tra città, territori, ambiente e comunità, insieme a Paolo Berardi, Elisa Moretti e Grado Aniello dell’Università degli Studi di Perugia.

Ma il cuore dell’incontro è stato soprattutto nelle voci di ragazze e ragazzi che hanno scelto di raccontare il proprio territorio.

Una scuola che diventa spazio per immaginare il territorio

Durante il panel, le studentesse e gli studenti dell’Istituto Tecnico Agrario della Valnerina hanno presentato pubblicamente L’Ambra della Terra – Officina Territoriale Editoriale, il racconto letterario collettivo nato da un percorso di pedagogia attiva guidato da Michela Bastianelli, in collaborazione con 3A – Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria e con il patrocinio del Comune di Trevi.

Un momento particolarmente significativo: per la prima volta, le giovani autrici e i giovani autori hanno portato davanti a un pubblico il risultato del proprio lavoro, condividendo non soltanto un libro, ma uno sguardo sul territorio e una propria idea di futuro.

Il gruppo di lavoro non era però composto esclusivamente da studenti e studentesse. Al percorso hanno partecipato anche diplomate e diplomati dell’Istituto Tecnico Agrario della Valnerina, creando uno spazio di incontro tra generazioni diverse e rafforzando il valore dell’esperienza. Le conoscenze maturate durante il percorso scolastico hanno potuto così incontrare esperienze, sguardi e vissuti di chi quella scuola l’ha già attraversata, in un processo di scambio capace di arricchire il racconto e restituire al territorio una pluralità di voci.

È anche qui che si trova una delle dimensioni più preziose del progetto: nell’idea che educare non significhi soltanto trasmettere conoscenze, ma creare condizioni perché le conoscenze possano circolare, incontrarsi e trasformarsi in nuove consapevolezze.

Educare alla sostenibilità significa imparare ad ascoltare

L’esperienza di L’Ambra della Terra ci ricorda che l’educazione alla sostenibilità comincia dalla scuola, ma non si esaurisce dentro le sue aule. Significa formare una consapevolezza e una sensibilità verso i contesti che abitiamo, imparando a leggerli non come semplici spazi da utilizzare, ma come sistemi di relazioni, memorie, risorse, fragilità e possibilità. Educare alla sostenibilità significa allora anche incoraggiare la creatività e la capacità visionaria. Significa allenare ragazze e ragazzi a porsi domande, a immaginare alternative, ad affrontare i problemi attraverso la conoscenza, la cooperazione e la cultura. Perché la cultura della sostenibilità a scuola non riguarda soltanto ciò che sappiamo sull’ambiente. Riguarda il modo in cui impariamo a osservare, interpretare, scegliere e agire nei luoghi di cui siamo parte.

Quando la terra diventa protagonista

In L’Ambra della Terra, la terra non è semplicemente lo sfondo della storia: diventa protagonista. Attraverso la scrittura cooperativa, ragazze e ragazzi hanno trasformato ciò che li circonda in una narrazione condivisa. Hanno attraversato paesaggi, memorie e parole, scoprendo che conoscere un territorio significa anche imparare ad ascoltarlo, riconoscerne i saperi e immaginarne le trasformazioni.

E proprio nell’espressione “Officina Territoriale Editoriale” si concentra il senso profondo del percorso.

Territoriale, perché parte dai luoghi e dalle comunità, ma anche dalla dimensione soggettiva ed emotiva del paesaggio. Il territorio, infatti, non è soltanto ciò che vediamo: è anche ciò che ricordiamo, ciò che percepiamo, ciò a cui sentiamo di appartenere.

Editoriale, perché queste esperienze vengono trasformate in parole, immagini e racconto, fino a diventare un’opera collettiva capace di restituire una nuova lettura dei luoghi.

Un processo nel quale il territorio viene osservato, interrogato e infine raccontato. Non per fissarlo in un’immagine immutabile, ma per riconoscerne le trasformazioni e contribuire a immaginarne di nuove.

Un sapere che passa di mano in mano

La presenza, accanto agli studenti e alle studentesse, di chi ha già concluso il proprio percorso all’Istituto Tecnico Agrario della Valnerina aggiunge a questa esperienza un ulteriore significato. Il sapere del territorio non appartiene a una sola generazione. Si costruisce nel tempo, attraverso esperienze che si incontrano e si sedimentano. I più giovani portano domande, sensibilità e nuove prospettive; chi li ha preceduti porta con sé esperienze, conoscenze e percorsi già attraversati. Mettere queste voci in relazione significa costruire una comunità di apprendimento più ampia, nella quale scuola, territorio e persone diventano parte dello stesso processo.

È una prospettiva particolarmente importante quando si parla di sostenibilità: prendersi cura dei territori significa infatti anche prendersi cura delle relazioni che li tengono insieme, dei saperi che li attraversano e della possibilità di trasmetterli, trasformarli e rinnovarli.

Un’azione pilota per Rural Voices 2030

L’Ambra della Terra – Officina Territoriale Editoriale è una delle azioni pilota di Rural Voices 2030, progetto cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma DEAR, che vede il Comune di Foligno tra i partner, con il supporto tecnico di FELCOS.

Un’esperienza che mette al centro le persone e la loro capacità di essere protagoniste nella costruzione del futuro dei propri territori.

Perché abitare la Terra, senza consumarla, significa anche questo: dare alle nuove generazioni gli strumenti, la fiducia e lo spazio per conoscerla, interpretarla, immaginarla, raccontarla e prendersene cura.

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