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Progetto Umbria legale e sicura

Umbria Legale e Sicura porta il tema dello sfruttamento lavorativo a scuola

Si è concluso in Umbria un ciclo di laboratori del progetto “Umbria Legale e Sicura”, cche ha coinvolto oltre 200 studenti delle scuole secondarie. Il percorso ha affrontato il tema dello sfruttamento lavorativo, mettendo a confronto percezioni e dati reali. Attraverso attività interattive e role-playing, i giovani hanno esplorato dinamiche, vulnerabilità e responsabilità. Il laboratorio ha rafforzato consapevolezza e pensiero critico su diritti e lavoro dignitoso. Un’esperienza che conferma il ruolo dell’educazione nella prevenzione e nel contrasto allo sfruttamento.

Si è concluso il primo ciclo di laboratori nelle scuole secondarie di secondo grado dell’Umbria nell’ambito del progetto “Umbria Legale e Sicura – interventi di supporto all’integrazione e contrasto allo sfruttamento lavorativo”, promosso con Regione Umbria capofila e FELCOS tra i partner attuatori. Un percorso che ha coinvolto 7 istituti scolastici, 12 classi e 222 studentesse e studenti, chiamati a riflettere su un tema centrale: lo sfruttamento lavorativo, con particolare attenzione alla condizione dei cittadini di Paesi terzi.

 

Con il progetto Umbria Legale e Sicura abbiamo portato il tema dello sfruttamento lavorativo nelle scuole

Sfruttamento lavorativo: tra percezione e realtà
Il laboratorio ha preso avvio da una domanda chiave: quanto conosciamo davvero il fenomeno dello sfruttamento lavorativo nel nostro territorio? Le classi hanno lavorato in gruppi di lavoro sulle proprie percezioni: è presente in Umbria? In quali settori? Chi sono le persone più esposte? Qual è il legame tra condizione migratoria e vulnerabilità lavorativa? Il confronto tra le loro percezioni e i dati ufficiali ha aperto uno spazio di analisi e riflessione critica. È emerso come lo sfruttamento non sia un fenomeno distante o confinato ad altri contesti geografici, ma una realtà presente anche a livello regionale, spesso in forme meno visibili. Sono state approfondite le condizioni di vulnerabilità che accrescono il rischio di sfruttamento per i cittadini di Paesi terzi, tra cui, precarietà contrattuale, dipendenza dal datore di lavoro per il mantenimento del permesso di soggiorno, barriere linguistiche, scarsa conoscenza dei propri diritti.

 

Al centro delle attività un gioco di ruolo basato su eventi realistici

 

Mettersi nei panni degli altri
Parte centrale del laboratorio è stata l’attività di role-playing, attraverso la quale studentesse e studenti sono diventati protagonisti attivi, impersonando figure coinvolte nelle dinamiche dello sfruttamento lavorativo e mettendo in scena un caso realistico. Lavoratori migranti, intermediari, caporali, rappresentanti sindacali, ispettori del lavoro, forze dell’ordine, mediatori culturali sono stati alcuni dei personaggi interpretati. L’esperienza ha avuto un forte impatto: vivere in prima persona situazioni di vulnerabilità e asimmetria di potere ha reso il fenomeno più tangibile e comprensibile. Il confronto tra ruoli diversi ha evidenziato la complessità del sistema e le responsabilità diffuse che possono favorire o contrastare lo sfruttamento. A seguire, un approfondimento interattivo ha chiarito il quadro normativo nazionale, la definizione giuridica di sfruttamento lavorativo, soprattutto per cittadini di Paesi Terzi, gli strumenti di tutela esistenti e il ruolo delle istituzioni, con riferimento agli interventi attivati dal progetto “Umbria Legale e Sicura”.

 

Spazio al pensiero critico e alla creatività
Il percorso si è concluso con il lancio di un contest regionale rivolto alle scuole partecipanti, volto a stimolare la produzione di elaborati e racconti multimediali capaci di sensibilizzare la cittadinanza sui temi del lavoro dignitoso, dei diritti e del contrasto allo sfruttamento lavorativo di cittadini di paesi terzi.

Dai feedback raccolti emerge una valutazione molto positiva. Le classi hanno riconosciuto nel laboratorio uno spazio di confronto autentico su un tema spesso poco trattato in modo strutturato nei percorsi scolastici. La presenza di contesti multiculturali ha favorito uno scambio ricco e radicato nelle esperienze personali. Particolarmente apprezzato è stato il lavoro sulle percezioni iniziali, messo a confronto con i dati reali, che ha rafforzato il senso critico. Il gioco di ruolo, indicato come uno degli elementi più efficaci, ha permesso di comprendere come lo sfruttamento lavorativo non sia un concetto astratto, ma una realtà che incide sulla dignità delle persone e sulla loro qualità di vita. Un primo ciclo di laboratori che conferma il valore dell’educazione come strumento di sensibilizzazione, informazione e prevenzione dello sfruttamento, promuovendo consapevolezza, legalità e integrazione.

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