Dalla cura della terra alla giustizia sociale, passando per il diritto al cibo e l’accesso alle risorse: a Pollenzo, studenti e studentesse dell’Università di Scienze Gastronomiche hanno incontrato esperienze rurali dall’Umbria e dalla Palestina, per interrogarsi sulle fragilità dei sistemi alimentari e sulle possibilità di costruire comunità più giuste, sostenibili e resilienti.
È con questa attitudine che FELCOS ha costruito e promosso l’evento “Food, Fragility, Future – Leggere la fragilità attraverso l’intersezionalità, per immaginare il futuro” in collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. In questo contesto abbiamo portato l’esperienza di Rural Voices 2030, progetto promosso dal Comune di Foligno con FELCOS e co-finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma DEAR (Developmente Education and Awareness Raising).
Al centro del dialogo la necessità di comprendere e mettere in relazione le diverse fragilità che attraversano i sistemi alimentari. Genere, accesso alla terra e all’acqua, condizioni di lavoro, crisi climatica, conflitti e politiche pubbliche sono dimensioni profondamente interconnesse. Insieme possono generare disuguaglianze e mettere alla prova la capacità delle comunità rurali di affrontare il cambiamento. È proprio in questa prospettiva che l’intersezionalità può diventare una chiave di lettura, ma anche uno strumento per immaginare nuove forme di partecipazione e di advocacy.
L’incontro è stato aperto da Marco Pizzi di FELCOS, con la presentazione del Progetto Rural Voices 2030 e degli ospiti e con un’introduzione sul concetto di intersezionalità e di alcune sue applicazioni accademiche al tema del cibo.
La parola è passata successivamente agli studenti e alle studentesse dell’UNISG. Attraverso un’attività partecipativa dedicata a “Intersezionalità, cibo e tutela del suolo”, hanno esplorato il legame tra salute della terra e giustizia sociale, confrontandosi su alcune delle domande più urgenti: chi produce il cibo? In quali condizioni? E quali percorsi possono contribuire a rendere i sistemi alimentari più equi e sostenibili?
A dare concretezza alla riflessione sono state le testimonianze di chi vive quotidianamente queste sfide.

Andrea Cimarelli, Marco Pizzi, Irene Cimarelli e Haneen Njoom.
Haneen Njoom, membro del consiglio direttivo della Al-Auja Cooperative Society for Rural Development in Palestina, ha portato l’esperienza di una cooperativa agricola impegnata a rafforzare la comunità rurale.in un contesto in cui fare agricoltura significa anche resistere, difendere l’accesso all’acqua e alla terra e dare un ruolo attivo alle donne nella vita economica della comunità. Dall’Umbria, invece, Andrea e Irene Cimarelli, fondatori di Orto Sive Natura e dell’associazione culturale Le Colline del Miele di Gualdo Cattaneo, hanno raccontato un percorso che mette in relazione agricoltura, apicoltura, biodiversità e cura del territorio. Un’esperienza in cui la tutela dell’ambiente non è un elemento separato dalla vita della comunità, ma una pratica quotidiana, fatta di relazioni, conoscenze e responsabilità condivise.
Due territori lontani, dunque, e realtà profondamente diverse. Eppure, nel confronto è emerso un filo comune: la cura della terra passa dalla capacità delle comunità di prendersi cura delle persone che la abitano.
Agroecologia, sovranità alimentare ed educazione possono rappresentare leve importanti per rafforzare questa capacità. Ma altrettanto importante è il ruolo delle politiche pubbliche, anche a livello locale, nel creare condizioni favorevoli per comunità rurali più resilienti, inclusive e sostenibili.
È qui che l’intersezionalità assume un significato che va oltre la dimensione della lettura e dell’analisi. Mettere in relazione le diverse fragilità permette infatti di costruire forme di advocacy più consapevoli e richieste più efficaci verso le istituzioni, contribuendo a orientare le politiche verso sistemi alimentari capaci di garantire maggiore equità, sostenibilità e giustizia sociale.
L’incontro di Pollenzo si inserisce nel percorso di Rural Voices 2030, progetto europeo quadriennale promosso in Italia dal Comune di Foligno, con FELCOS che coinvolge un partenariato di 12 Paesi e mira a rendere i giovani delle aree rurali protagonisti della tutela del suolo, in linea con l’Obiettivo 15 dell’Agenda 2030, e della promozione della parità di genere, in riferimento all’Obiettivo 5.
A Pollenzo, questi obiettivi hanno incontrato le voci, le domande e le esperienze di una nuova generazione. Perché immaginare il futuro dei sistemi alimentari significa anche creare gli spazi per ascoltarsi, mettere in relazione saperi diversi e trasformare le fragilità in possibilità di cambiamento.
Prendersi cura della terra significa, in fondo, prendersi cura delle comunità che la abitano. E costruire futuro significa dare loro voce.
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