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Articolo di Colomba Damiani

A Bologna il confronto tra AICS, Regioni e territori. FELCOS porta l’esperienza dell’Umbria e il percorso verso una governance regionale dell’ECGs.

FELCOS ha partecipato a Bologna alla ANGEL Conference 2026, appuntamento internazionale dedicato alla ricerca, alle politiche e alle pratiche nel campo della Global Education and Learning, organizzato dall’Academic Network on Global Education and Learning (ANGEL) in partnership con l’Università di Bologna, con la collaborazione di GENE e UCL Institute of Education.

La delegazione di FELCOS era composta da Colomba Damiani, Responsabile dell’Area Educazione e Cultura per la Sostenibilità, e da Cristina Molares d’Abril, Presidente dell’Associazione EJICPLP Africa (Encontro de Jovens Investigadores de Língua Portuguesa).

La partecipazione ha rappresentato un’importante occasione per rafforzare il dialogo tra cooperazione internazionale, ricerca ed educazione, dimensioni che FELCOS mette in relazione nel proprio lavoro, promuovendo lo sviluppo sostenibile, la costruzione di partenariati e il protagonismo delle nuove generazioni.

Nello specifico, FELCOS è intervenuta nel Symposium “From Projects to Public Policy: Mainstreaming Global Citizenship Education at Regional Level in Italy”, presieduto da Massimiliano Tarozzi dell’Università di Bologna, con la partecipazione di Grazia Sgarra (AICS), Mirella Orlandi (Regione Emilia-Romagna), Luisa Mulas (Regione Sardegna), Natalino Barbizzi (Regione Marche) e Filippo Battaglia (Regione Toscana). Per FELCOS, Colomba Damiani ha presentato il contributo “Institutional Partnerships for Global Citizenship Education and Sustainability in Umbria”. 

Dai progetti alla costruzione di politiche pubbliche

La domanda al centro del Symposium è stata tanto semplice quanto decisiva: come passare da progetti di Educazione alla Cittadinanza Globale, spesso legati a singoli finanziamenti e con una durata definita, a politiche pubbliche strutturali, continuative e territorialmente radicate?

L’Italia dispone oggi di un riferimento importante nel Piano di Azione Nazionale per l’Educazione alla Cittadinanza Globale (PAN-ECG), che individua una governance multilivello e multi-attore e riconosce un ruolo centrale ai territori, raccordando i Piani di Azione Territoriali con le politiche regionali per lo sviluppo sostenibile, la cooperazione internazionale, l’istruzione e le politiche sociali. 

Come ha ricordato Grazia Sgarra di AICS durante il confronto, da questo punto di vista in Italia possiamo considerarci “fortunati”: esiste ormai un’architettura nazionale e territoriale sulla quale costruire, insieme a un patrimonio di esperienze regionali e interregionali maturato negli ultimi anni. Gli Enti Territoriali assumono così un ruolo di attori di sistema, capaci di mettere in relazione istituzioni, scuola, università e società civile. 

Il punto, quindi, non è soltanto realizzare buoni progetti, ma creare le condizioni perché le esperienze diventino patrimonio delle istituzioni, entrino nella programmazione e producano continuità.

Le Regioni come laboratorio di politiche e governance

Il Symposium ha messo a confronto percorsi regionali differenti, mostrando come il processo di territorializzazione dell’ECG sia già in corso.

Esperienze come R-EDUC, guidata dalla Regione Emilia-Romagna, hanno lavorato sul coordinamento interregionale, sulla formazione di decisori e funzionari pubblici e sulla costruzione di modelli di governance e raccomandazioni per i Piani di Azione Territoriali, coinvolgendo diverse Regioni, tra cui Emilia-Romagna, Marche, Liguria e Sardegna. 

Particolarmente significativo è il percorso della Regione Marche, che ha mantenuto nel tempo un ruolo di impulso e coordinamento interregionale e si è dotata di strumenti normativi e programmatori specificamente dedicati all’ECG e alla cultura della sostenibilità. 

Il confronto con le esperienze di Emilia-Romagna, Sardegna, Marche e Toscana, insieme al percorso della Liguria, restituisce così l’immagine di un’Italia nella quale l’ECG sta progressivamente uscendo dalla sola dimensione progettuale per entrare negli strumenti ordinari di governance e programmazione territoriale. 

L’Umbria: non ripartire ogni volta da zero

È all’interno di questo scenario che FELCOS ha portato a Bologna l’esperienza dell’Umbria.

Dal 2010 FELCOS sviluppa attività di educazione, comunicazione e sensibilizzazione sulla cittadinanza globale e sullo sviluppo sostenibile, mettendo in relazione sfide locali e globali e promuovendo il protagonismo dei giovani. Il modello sviluppato dall’Area Educazione e Cultura per la Sostenibilità assume come riferimento la comunità educante, mettendo in relazione scuole, università, enti locali e altri attori territoriali attraverso educazione formale e non formale, ricerca-azione, co-progettazione e dialogo istituzionale. 

La sfida, oggi, è non ripartire ogni volta da zero.

«In Umbria abbiamo un patrimonio di pratiche, relazioni, scuole, Comuni e comunità educanti che può diventare infrastruttura di una politica regionale. Il passaggio necessario è mettere a sistema ciò che abbiamo imparato: andare dai progetti alla policy, senza perdere la capacità di sperimentare, ascoltare i territori e costruire insieme.»
Colomba Damiani, Responsabile Area Educazione e Cultura per la Sostenibilità – FELCOS

La prospettiva presentata a Bologna individua alcuni passaggi fondamentali: costruire una rete regionale stabile e multi-attore, valorizzare e mettere a sistema le esperienze già realizzate, rafforzare la partecipazione dei giovani, prestare particolare attenzione alle piccole scuole e alle aree interne e integrare progressivamente l’ECGs nella Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile dell’Umbria. 

Dall’ECG all’ECGS: la prospettiva di FELCOS

In questo percorso si colloca una scelta precisa dell’approccio educativo di FELCOS: parlare di Educazione alla Cittadinanza Globale e alla Sostenibilità – ECGS.

La “S” rende esplicito il legame tra cittadinanza globale e sostenibilità già inscritto nel Target 4.7 dell’Agenda 2030, che mette in relazione educazione allo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, diritti umani, parità di genere, cultura di pace e non violenza, cittadinanza globale, diversità culturale e contributo della cultura allo sviluppo sostenibile.

Cittadinanza globale e sostenibilità non sono quindi due ambiti educativi separati, ma dimensioni interdipendenti dello stesso progetto.

Educare alla cittadinanza globale significa imparare a leggere sistemi complessi che connettono persone, territori, economie, culture, istituzioni ed ecosistemi. Educare alla sostenibilità, allo stesso tempo, non significa soltanto trasmettere conoscenze ambientali, ma sviluppare la capacità di comprendere le trasformazioni contemporanee, assumersi responsabilità, partecipare e agire.

È questa la prospettiva che FELCOS porta nel percorso umbro: un’ECGS capace di tenere insieme conoscenza, consapevolezza critica, immaginazione, responsabilità e azione.

ECGS come pratica di world-making

È proprio sulla parola possibilità che Colomba Damiani ha concluso il contributo di FELCOS a Bologna, richiamando la riflessione del filosofo italiano Federico Campagna sul world-making.

Campagna invita a riflettere su come ogni epoca costruisca anche le categorie attraverso le quali definiamo ciò che consideriamo reale e, di conseguenza, ciò che riteniamo possibile pensare, immaginare e fare.

Da questa prospettiva, l’ECGS può essere letta come una pratica di world-making: non perché proponga un’utopia già definita, ma perché educa a riconoscere che il presente non esaurisce il campo del possibile.

Significa offrire a ragazze e ragazzi, scuole e comunità strumenti per interrogare criticamente la realtà, riconoscere interdipendenze e disuguaglianze, immaginare alternative e trasformare l’immaginazione in partecipazione e azione collettiva.

Riprendendo Campagna, si tratta di aprire “a new range of the possible”, un nuovo campo del possibile.

È forse qui che l’ECGS incontra la sua dimensione più profondamente politica, nel significato originario di costruzione della polis: educare non soltanto ad abitare responsabilmente il mondo che esiste, ma a sviluppare gli strumenti culturali, critici e creativi per contribuire a costruire quello che ancora non c’è.

Ed è in questa stessa prospettiva che il passaggio “from projects to public policy” acquista un significato che va oltre la pur necessaria continuità amministrativa dei progetti: creare nei territori le condizioni perché nuove possibilità educative, sociali e ambientali possano essere immaginate, sperimentate e progressivamente tradotte in pratiche e politiche condivise.

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