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Dal confronto tra partner europei all’esplorazione della città, dalla relazione con la natura alla cucina partecipata: dal 28 al 30 luglio Foligno ha ospitato la LTTA del progetto ECO A, trasformando la formazione in un’esperienza concreta di ascolto, relazione e sperimentazione. Un percorso per comprendere l’eco-ansia e scoprire come emozioni, arte, ambiente e comunità possano diventare leve per costruire nuove forme di consapevolezza e di azione.

Di fronte alla crisi ambientale, paura, incertezza e senso di impotenza sono emozioni sempre più presenti. Ma riconoscerle e attraversarle può rappresentare il primo passo per trasformarle in consapevolezza, partecipazione e cambiamento.

È da questa prospettiva che si sviluppa ECO A – Transforming Eco-Anxiety into Ecological Awareness, Art and Action, progetto Erasmus+ di cui FELCOS è partner, che dal 28 al 30 luglio 2026 ha riunito a Foligno i partner europei per una LTTA – Learning, Teaching and Training Activity dedicata alla sperimentazione di approcci e strumenti innovativi per affrontare l’eco-ansia.

I partner del Progetto Erasmus+ ECO-A in Piazza Piermarini, a Foligno.

Tre giornate di formazione e confronto, pensate come un percorso capace di mettere in dialogo conoscenze scientifiche, arteterapia, pratiche artistiche, esperienza diretta dei luoghi e dimensione comunitaria.

Dalla formazione alla sperimentazione

Una parte della LTTA si è svolta nella sede di FELCOS, dove i partner hanno condiviso definizioni, esperienze e prospettive differenti sul fenomeno dell’eco-ansia.

Workshop e sessioni tematiche hanno permesso di confrontarsi sui risultati dei questionari realizzati nei diversi contesti nazionali e di approfondire gli strumenti di ricerca e valutazione che accompagneranno le attività pilota del progetto.

Particolare attenzione è stata dedicata alle metodologie di eco-art, arteterapia e pratiche artistiche ambientali, esplorando il potenziale dell’arte come linguaggio capace di dare forma alle emozioni legate alla crisi ecologica e di favorire nuove possibilità di espressione, relazione e consapevolezza.

Un elemento trasversale al lavoro è stato il valore degli spazi sicuri, accoglienti e non giudicanti: luoghi nei quali poter riconoscere e condividere le proprie emozioni, rafforzare la relazione con gli altri e ritrovare una connessione più profonda con l’ambiente.

Quando la città diventa un luogo di apprendimento

La formazione è poi uscita dall’aula per incontrare Foligno e il suo paesaggio urbano e rurale.

Guidata da FELCOS insieme a Bianca Rita Eleuteri dell’Associazione Valle Umbra Trekking, la delegazione europea ha partecipato a un Urban Trail dentro e fuori le mura della città, realizzato con il patrocinio del Comune di Foligno.

L’esperienza ha permesso ai partecipanti di conoscere e vivere direttamente il Parco Urbano Diffuso, progetto di rigenerazione che interessa sei spazi urbani e aree rurali del territorio comunale attraverso nuove alberature, percorsi pedonali, arredi, giochi e aree dedicate al benessere e all’attività fisica.

Urban Trail dentro e fuori le mura della città di Foligno.

Il percorso, partito da Piazza Piermarini con i saluti istituzionali e l’intervento di Anna Conti, Dirigente dell’Area Governo del Territorio del Comune di Foligno, ha attraversato in particolare i nodi degli Orti Jacobilli e del Bosco Urbano.

A rendere l’esperienza ancora più partecipativa è stata l’APP Actionbound, progettata da FELCOS per accompagnare i partecipanti nell’esplorazione.

Attraverso l’approccio della deriva urbana, camminare è diventato così un modo per osservare la città con occhi nuovi, lasciandosi guidare dalle percezioni, dalle emozioni e dagli incontri. Un’esperienza per interrogarsi sul rapporto tra spazio pubblico, natura urbana, benessere individuale e collettivo e consapevolezza ecologica.

A dare forma alle emozioni è stata anche la performance arteterapeutica “Holding Fears”, proposta dal partner GREFART: un’azione simbolica e collettiva per riconoscere e condividere le paure legate alla crisi ambientale, trasformandole attraverso il linguaggio dell’arte.

La performance arteterapeutica “Holding Fears”, proposta dal partner GREFART

Dalla natura alla tavola: il cibo come pratica di cura

L’ultima esperienza ha portato i partner europei nella frazione di Capodacqua, dove FELCOS, in collaborazione con UNE, ha proposto un’esperienza capace di intrecciare paesaggio, cibo, ricerca e comunità.

Accolti da Giulia Filippi, Giulio Gigli e Lucile Kopczynski, i partecipanti hanno iniziato il pomeriggio con una camminata nel bosco. Un momento di riflessione ed un’occasione per raccogliere emozioni e pensieri emersi durante le giornate di formazione e per riscoprire il legame tra benessere personale, connessione con l’ambiente e consapevolezza ecologica.

L’esperienza è proseguita negli spazi di UNE, dove il gruppo ha conosciuto la storia del luogo e il significato del suo nome, legato nell’antica lingua umbra all’“acqua”: una risorsa che per secoli ha rappresentato vita, relazione e comunità per questo territorio.

Nel laboratorio di cucina partecipata, la preparazione condivisa di una semplice zuppa di legumi di stagione si è trasformata in un esercizio di ascolto, collaborazione e presenza. Attraverso gesti condivisi, il cucinare è diventato una pratica di benessere e relazione, capace di stimolare creatività, ridurre lo stress e rafforzare il senso di comunità.

La giornata ha incluso anche la presentazione del Diario di Campo, progetto di Giulia Filippi realizzato in collaborazione con Viaindustriae, e dell’iniziativa La Dispensa di UNE, oltre alla raccolta nell’orto degli ingredienti destinati alla cena condivisa.

E proprio attorno alla tavola si è aperto un ulteriore spazio di dialogo sul valore del cibo come patrimonio culturale, sulla biodiversità, sulle pratiche agricole rigenerative e sul ruolo delle comunità locali nella costruzione di nuovi immaginari di sostenibilità.

Laboratorio di cucina partecipata, presso il ristorante UNE a Capodacqua.

La LTTA di Foligno ha mostrato concretamente come la consapevolezza ecologica possa essere costruita non soltanto attraverso la trasmissione di conoscenze, ma anche attraverso esperienze, relazioni, pratiche artistiche e forme di partecipazione.

Dall’aula alla città, dal bosco alla tavola, le tre giornate hanno permesso ai partner di sperimentare diversi linguaggi e di interrogarsi su come accompagnare persone e comunità nel passaggio dalla preoccupazione all’azione.

È questo il cuore di ECO A: non negare le emozioni che la crisi ambientale porta con sé, ma riconoscerle come parte di un percorso di trasformazione. Perché prendersi cura dell’ambiente significa anche creare le condizioni per sentirsi parte del cambiamento.

A Foligno, attraverso la cooperazione europea, la ricerca e il linguaggio universale dell’arte, questo percorso ha mosso i suoi primi passi condivisi: trasformare l’eco-ansia in consapevolezza, la consapevolezza in relazione e la relazione in azione.

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