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Medio Oriente

Conflitto in Medio Oriente: il racconto di dolore di Sawsan Saleh (AOWA)

Sawsan Saleh ci ha raggiunti nella Sede Operativa di FELCOS, per un incontro dedicato alle drammatiche vicende che si stanno consumando a Gaza e, più in generale, in tutta la Palestina. Dal racconto della Presidente di AOWA, associazione di donne palestinesi con cui FELCOS ha lavorato durante il progetto “BEE The Change” e con cui lavora oggi con il progetto “L.A.N.D”, è emerso tutto l’orrore che i civili stanno vivendo ogni giorno in quella parte di mondo.

 

Un racconto pieno di dettagli drammatici, di dolore, ma anche di grande dignità. Parole difficili da pronunciare e da ascoltare, per tutto quello che evocano, ma che comunque non hanno mai rinunciato in ogni passaggio al garbo, regalando ai presenti quei tratti di umanità su cui continuiamo a intravedere e costruire l’insopprimibile idea ed esigenza di speranza. Se c’è luce nella disastrosa guerra in corso in Medio Oriente, lo dobbiamo proprio all’animo di chi non rinuncia alla propria umanità, al proprio sguardo sul futuro. Come Sawsan Saleh, Presidente dell’associazione di donne palestinesi AOWA (Association of Women’s Action for training and rehabilitation). E’ stata lei, durante un incontro che ha avuto luogo nella Sede Operativa di FELCOS mercoledì 27 dicembre, a fornirci una testimonianza diretta di quanto sta accadendo alla popolazione civile di quella parte di mondo. “La situazione a Gaza è catastrofica. Ad oggi sono stati superati i 20mila morti, di cui il 70% sono donne e bambini. A coloro che sono rimasti in vita – ha detto Sawsan all’inizio dell’incontro – occorre affrontare una realtà che è fatta di distruzione, mancanza di cibo, acqua, luce e medicine. In qualità poi di Presidente AOWA, mi preme porre una particolare attenzione alle condizioni drammatiche che stanno vivendo tutte le donne incinte, ancor più esposte alla sofferenza in quanto costrette a partorire senza l’ausilio di anestetici e cure adeguate. Una situazione che espone loro e i loro bambini a rischi enormi. Sono ancora le donne che pagano un prezzo altissimo in termini di dignità: quelle che vengono prelevate, vengono spogliate e portate via senza alcuna garanzia di rispetto dei loro diritti. Anche tutto il sistema scolastico è stato compromesso. A Gaza ogni luogo deputato all’educazione – asili, scuole, università – è stato distrutto. Per portare avanti le attività scolastiche basilari, siamo stati costretti a riadattarle in modalità on-line, anche se in molti studenti non sono adeguatamente organizzati a causa della mancanza di computer e reti internet. Chiediamo con forza la fine della guerra e di aprire tutti i canali per far arrivare alle popolazioni civili gli aiuti umanitari necessari per vivere”.

Una richiesta, per l’immediato cessate il fuoco umanitario, a cui si è unita con un comunicato stampa ufficiale anche FELCOS fin dai primi giorni di conflitto, raccogliendo in tal senso la richiesta avanzata dalle Nazioni Unite e dal Segretario Generale Antonio Guterres. L’incontro con Sawsan Saleh, a cui ha partecipato il Presidente di FELCOS, Moreno Landrini, l’Assessore del Comune di Magione, Vanni Ruggeri in rappresentanza dell’Unione dei Comuni del Trasimeno, il Direttore di FELCOS Massimo Porzi, la Vicedirettrice Lucia Maddoli e tutto l’Ufficio operativo, si è poi spostato sulla Cisgiordania.

“Anche nella West Bank la situazione si sta aggravando di ora in ora. Da molti anni – ha aggiunto la Presidente di AOWA – in quella parte dei territori palestinesi i civili subiscono aggressioni perpetrate in prevalenza dai coloni, ma in questi mesi tutto sta diventando ancor più esacerbato. Ai residenti delle tante municipalità viene impedito di vivere una vita normale e di lavorare alle proprie terre, dalle quali traggono la principale fonte di sostentamento. A causa dell’installazione improvvisa di checkpoint, molti non riescono a raggiungere i propri uliveti per la raccolta delle olive. A chi ci riesce vengono sequestrati i raccolti. Anche ad associazioni ed imprese non va meglio. Parlo ad esempio di quanto accaduto poche settimane fa ad AOWA. I coloni una notte sono entrati nella nostra sede di Jenin, dove molte donne lavorano alla produzione di saponi e olii essenziali, venduti anche all’estero e in Italia tramite le reti del commercio equo e solidale, distruggendo il laboratorio, le strutture e le attrezzature. Nonostante ciò, già dal giorno dopo abbiamo rimesso in piedi l’attività e siamo riuscite a consegnare gli ordinativi. Chi invece non riesce ad andare avanti sono quei 200mila palestinesi, di cui il 15% sono donne, che ogni giorno si recavano in Israele per lavorare nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura. Dal 7 ottobre non hanno più lavoro e sono senza stipendio”.

Il rapporto tra FELCOS e la Palestina è un rapporto duraturo, che si lega in particolare ad AOWA fin dai tempi del progetto “BEE The Change” e che prosegue oggi con il progetto “L.A.N.D. – Autorità Locali in Rete per lo Sviluppo sostenibile“, a cui lavoriamo insieme all’Unione dei Comuni del Trasimeno (capofila), ad ANCI Umbria, all’Unione di Comuni Terre dell’Olio e del Sagrantino, al Comune di Assisi, ad AURI – Autorità Umbra Rifiuti e Idrico, a TSA S.p.A. – Trasimeno Servizi Ambientali e ad APLA – Associazione Palestinese delle Autorità Locali e alle Municipalità di Beita, Huwwara, Beit Liqia e Nileen. “Abbiamo lavorato al progetto L.A.N.D. con grande entusiasmo – ha detto al riguardo Sawsan – realizzando workshop su tematiche ambientali e sviluppo sostenibile rivolti ai docenti di 8 scuole situate nei territori di Ramallah e Nablus. Con loro abbiamo avviato percorsi educativi attraverso anche lo strumento del teatro, che attualmente sono sospesi e che stiamo cercando di capire come portare avanti”.

E’ proprio guardando al futuro che il Presidente di FELCOS, Moreno Landrini, è intervenuto portando l’attenzione su tutto ciò che può essere fatto sia grazie alle progettualità presenti e future, su cui ha ribadito la necessità del “massimo sforzo”, che attraverso la possibile organizzazione di incontri istituzionali fra organismi italiani e palestinesi, grazie ai quali “tenere alta l’informazione e l’attenzione su quanto sta accadendo”. Inoltre, il Presidente Landrini, ha voluto condividere una riflessione sulla necessità che proprio dalla popolazione palestinese arrivi l’indicazione di quali siano i propri riferimenti istituzionali a cui rivolgono lo sguardo per immaginare un proprio futuro lontano da Hamas e dalle sue derive violente e fondamentaliste.

“Tutto ciò che siamo e che facciamo – ha concluso al riguardo Sawsan Saleh – dimostra che siamo lontani da ciò che fa e rappresenta Hamas, sia politicamente che socialmente. La Palestina ha bisogno di una società laica e democratica, ma occorre che l’Europa e la comunità internazionale guidata dalle Nazioni Unite, quindi anche Israele, consentano davvero al nostro popolo di compiere questo percorso con il quale veder riconosciuto lo Stato Palestinese. Il nostro riferimento istituzionale è l’OLP e l’Autorità Nazionale Palestinese guidate da Abu Mazen”.

 

 

 

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Medio Oriente: tutti insieme fermiamo la guerra e costruiamo la Pace

COMUNICATO STAMPA

Martedì 17 ottobre 2023

Moreno Landrini, Presidente di FELCOS

“Profondo dolore ed estrema preoccupazione”. Sono questi i sentimenti che Moreno Landrini, Presidente di FELCOS, Associazione di Comuni per lo Sviluppo Sostenibile, intende esprimere a nome di tutta l’Associazione, al termine del Consiglio Direttivo riunitosi lunedì 16 ottobre, in riferimento ai drammatici fatti che si stanno verificando in Medio Oriente.

“Condanniamo senza riserve il brutale attacco di Hamas contro Israele avvenuto lo scorso 7 ottobre, che ha provocato la perdita di centinaia di vite umane, tra cui bambini, donne e uomini di ogni età, e il rapimento di numerosi civili innocenti. La storica e consolidata relazione di cooperazione di FELCOS – afferma Landrini – con i Comuni, le Istituzioni locali e le associazioni palestinesi, che attualmente ci vede impegnati con il progetto “L.A.N.D. – Autorità Locali in Rete per lo Sviluppo sostenibile”, un progetto finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) a cui lavoriamo con l’Unione dei Comuni del Trasimeno e con l’Unione delle Terre dell’Olio e del Sagrantino, insieme ad ANCI Umbria, Comune di Assisi, AURI Umbria e TSA, sottolinea il profondo legame che ci unisce a quelle terre e, in particolare, alle popolazioni palestinesi e israeliane.

Come costruttori di ponti di Pace e dialogo, rivolgiamo un accorato appello a tutta la comunità internazionale affinché si adoperi con ogni sforzo e mezzo, per la salvezza e la protezione di tante altre vite innocenti, per evitare ulteriori escalation del conflitto, che potrebbe espandersi in maniera incontrollabile, e per la fine immediata delle ostilità.

Sosteniamo dunque l’appello delle Nazioni Unite per il cessate il fuoco, per il rispetto del diritto umanitario internazionale, per la liberazione di tutti gli ostaggi, per la creazione di corridoi umanitari per i civili, in particolare per i bambini e le persone più vulnerabili. Si può e si deve evitare una catastrofe umanitaria che non porterà né sicurezza né pace ad Israele e alla Palestina, ma solo più dolore, odio e violenza.

Hamas non rappresenta la Palestina e il popolo palestinese e la soluzione di questa crisi non può tradursi nell’annientamento della popolazione di Gaza. L’assedio totale, i bombardamenti indiscriminati e l’ultimatum di evacuazione potrebbero causare una catastrofe umanitaria.

Chiediamo all’Europa e all’Italia di assumere un ruolo di primo piano accanto alle Nazioni Unite nella ricerca del dialogo e della collaborazione nell’affrontare questa crisi.

Una volta che le armi taceranno, sarà fondamentale affrontare il tema di una Pace giusta e duratura per tutta l’area e le popolazioni che la abitano, attraverso il contestuale riconoscimento del legittimo diritto dei Palestinesi a uno Stato indipendente e di Israele nel vedere garantita la propria sicurezza. Scopi che rendono necessario un impegno a lungo termine anche tramite azioni di cooperazione allo sviluppo volte a ricostruire fiducia, offrire speranza e una vita dignitosa.

Noi, così come abbiamo sempre fatto, continueremo ad impegnarci con la nostra azione di cooperazione e dialogo tra territori e a sostenere tutte le iniziative in grado di promuovere il raggiungimento di una pace stabile e giusta per il Medio Oriente”.