“[…] Da ogni lato della strada, il nostro panorama era costituito da una ricca campagna, piantata fittamente da gelsi bianchi, sicomori, olmi, e vigne. Il grano cresce abbondante tra i filari degli alberi […]”.

Anna Miller – Maggio 1771

 

Arte, sostenibilità, educazione alla cittadinanza: sono questi i tre ingredienti de “La Tirata”, la street action a cura di Giulia Filippi, con cui Felcos ha accompagnato il grande evento de La Sagrantina per sensibilizzare cittadini e turisti nella bellissima piazza di Bevagna, in Umbria. Questa installazione artistica ha ridefinito lo spazio urbano, portando dentro le mura del paese, nel contesto di palazzi storici, lo scorcio di un paesaggio campestre, con prati e porzioni di campi che hanno creato un collegamento fisico e concettuale con la campagna.

La sostenibilità, concetto chiave dell’opera, è stata declinata nella street action attraverso i suoi concetti cardine, quelli di ‘relazione’ e ‘legame’ che definiscono l’interdipendenza di tutti gli esseri viventi sul pianeta. Un’installazione che attraverso il linguaggio dell’arte ha invitato il suo pubblico a riflettere sulla relazione vitale che tiene insieme esseri umani, piante e animali, ma anche sul legame indissolubile, pena la mancata sopravvivenza della prima, che c’è tra città e campagna e ancora sulla relazione che tiene insieme un presente minacciato dai cambiamenti climatici e un passato in cui le antiche pratiche agricole garantivano l’equilibrio ecologico degli ecosistemi.

Ma cos’è davvero e fuor di metafora ‘La Tirata’? È il tralcio della vite che viene appunto ‘tirato’ tra un albero e l’altro. Gli alberi venivano utilizzati come sostegni vivi per le viti, disegnando di fatto un sistema di filari detto ‘la piantata’. Questa struttura era la base del ‘campo arborato’, usato in tutta Italia e così chiamato in Umbria: un sistema di coltura promiscua

, che associava sullo stesso campo le colture erbacee (cereali, piante da foraggio e piante da rinnovo) alla vite e agli alberi tutori. Questa pratica garantiva ai contadini l’autosufficienza produttiva: forniva grano, vino, fascine e legna da ardere, e la sfogliatura degli alberi costituiva una riserva di foraggio per il bestiame nei mesi più critici.

Queste antiche tecniche di coltivazione della vite sono di origine etrusca e documentate storicamente sia attraverso i diari dei viaggiatori del Grand Tour sia attraverso alcuni studi scientifici che dimostrano anche la loro funzione in relazione alla lotta biologica ai parassiti della vite.
Sulle foglie tenere dell’acero campestre, ad esempio, in primavera si possono trovare numerosi acari fitoseidi che si si rilevano utili perché predatori di altri acari come il ragnetto rosso che spesso infestano i più tardivi pampini della vite.

Un esempio di lotta biologica che ricorda le esperienze dell’entomologo bevanate Filippo Silvestri, a cui è dedicata la piazza in cui è stata allestita l’opera.

Questo non è l’unico rimando a spazi e progettualità diverse, perché l’opera, oltre alle viti e alle altre piante, ospita le bandiere che sono state realizzate dagli studenti e dalle studentesse che hanno partecipato al laboratorio Compost.i, promosso da Felcos Umbria con ANCI Umbria, Federsanità e il sostegno di GEST Umbria. Questi manufatti sono stati progettati e confezionati attraverso delle assemblee di classe con ragazzi e bambini, ragionando sul tema dello scarto alimentare che diventa risorsa e sperimentando con il linguaggio della comunicazione visiva.

Una nota di colore e di artigianalità in una street action che ha riscosso un grande successo, non soltanto per il pubblico arrivato per partecipare il giorno dell’inaugurazione, ma anche per la qualità del dibattito che si è tenuto il giorno del vernissage, con il coinvolgimento di alcune donne del territorio che hanno fatto del turismo e dell’agricoltura strumenti per la costruzione di uno sviluppo sostenibile.

La Tirata è stata realizzata nel contesto del progetto ‘Persone e Pianeta’, finanziato dal programma europeo DEAR – Development Education and Awareness Raisin, e fa quindi parte di un sistema di azioni di educazione e sensibilizzazione sul tema dei cambiamenti climatici, rivolte ai e alle giovani e orientate alla costruzione del protagonismo di questa generazione nel mutamento degli stili di vita e nella costruzione dello sviluppo sostenibile.

 

(di seguito alcune immagini dell’allestimento) 

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